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venerdì 7 maggio 2010

BRINDISI: pedofilia on-line, perquisizioni in 17 città

BRINDISI | La polizia postale, su disposizione della Procura di Catania, ha eseguito perquisizioni in 17 città. L'inchiesta riguarda la divulgazione di materiale pedo-pornografico su Internet. Brindisi è tra le varie città in cui sono state operate le perquisizioni domiciliari. I video sarebbero stati girati in Italia; accertamenti sono in corso per risalire ai luoghi della produzione dei filmati per identificare le vittime. 18 le persone indagate. Tra le città coinvolte: Alessandria, Ancona, Bologna, Brescia, Brindisi, Cremona, Cuneo, Lecco, Macerata, Milano, Napoli, L'Aquila, Reggio di Calabria, Crotone, Rimini, Udine e Vercelli.

martedì 20 aprile 2010

INCHIESTA CHOC: VENDE AI PEDOFILI I FIGLIOLETTI

Scritto da Gianfranco Lattante
Martedì 20 Aprile 2010 13:32
Questa è una storia di orchi. Non quelli delle favole, ma quelli che abitano nella casa della porta accanto. Quelli che i bambini non li mangiano, ma li violentano. La storia è scritta nelle pagine di un'inchiesta della Procura. Una storia che – arriva da un paese del magliese e che se dovesse essere confermata – racconta di una mamma che si sarebbe prostituita sotto gli occhi dei figli (lei di 8 anni, e lui di 6) e che li avrebbe costretti subire rapporti sessuali con i suoi stessi clienti. La donna (è questa l'ipotesi sulla quale indaga il sostituto procuratore Maria Cristina Rizzo) avrebbe portato i figli nelle abitazioni degli uomini, uno di 51 anni, e un altro di 19 anni, coinvolgendoli nelle sue prestazioni sessuali. I reati ipotizzati non è soltanto la pedofilia. Nei confronti della madre snaturata c'è anche l'ipotesi di maltrattamenti perché picchiava la bambina, rinchiudendola a chiave in una stanza. Ora l'indagine è giunta in una fase cruciale. E il magistrato ha chiesto un incidente probatorio per raccogliere le dichiarazioni dei due bambini che già sono stati sentiti dal giudice minorile e sono ospiti di una comunità protetta. E tanto anche al fine di accertare, con una perizia psicologico-psichiatrica, l'attendibilità e la capacità dei due bambini. Per loro è stato nominato quale curatore speciale l'avvocato Tiziana Petrachi. I tre indagati, la mamma e i due suoi clienti, sono difesi dagli avvocati Rita Perchiazzi, Umberto Leo, Mario Fazzini.

martedì 12 gennaio 2010

Baratto file violenze a neonati, arresti.

70 indagati, anche militari. Procuratore Bari: crimine contro l'umanita'

BARI - Utilizzavano il baratto, la più antica forma di commercio, per scambiare sul web filmati di bambini, anche neonati, vittime di rapporti sessuali completi. Lo scambio avveniva nella popolosa community del software Emule, attraverso la quale gli utenti permutavano foto e immagini pedopornografiche, le scaricavano e le memorizzavano negli hard disk dei loro computer o su Dvd. E' stata una fonte confidenziale a segnalare nel 2005 che sulla Rete si trovava un file multimediale (chiamato 'publisher clipart 2004') dal contenuto pedopornografico e a far scattare le indagini della procura di Bari che oggi hanno portato all'arresto di dieci persone (sei in carcere, quattro ai domiciliari) e all'interdizione dall'uso del computer per un'undicesima.
Tra gli arrestati c'é una donna. Dagli atti giudiziari emerge che a barattare le immagini (anche di rapporti sessuali gay) era una settantina di persone tra cui professionisti, militari e dipendenti della pubblica amministrazione. A loro il pm inquirente, Roberto Rossi, contesta il reato di commercio di materiale pedopornografico via internet. Gli indagati risiedono in Puglia, Liguria, Toscana, Marche, Campania, Lombardia e Piemonte, regioni in cui sono state compiute nel corso delle indagini 59 perquisizioni che hanno portano al sequestro di migliaia di foto e di filmati dal contenuto raccapricciante.
"I file sono di una crudezza estrema", ha spiegato il procuratore della Repubblica di Bari, Antonio Laudati. "Ci sono - ha detto - rapporti completi con bambini, anche neonati, dai quali emerge lo sfruttamento di bimbi che vengono da Paesi dell'Est e dall'Oriente. Considero questo tipo di reati molto gravi perché sono prima di tutto crimini contro l'umanità che contro la legge".
L'indagine della polizia postale di Bari ha accertato che nella comunità informatica Emule non si passa da un server centrale che gestisce e controlla le operazioni, ma ogni utente connesso alla Rete condivide i file in essa contenuti direttamente con gli altri. Cioé lo scambio avviene tra gli utenti (chiamati in gergo informatico 'client'). Per i file pedopornografici gli utenti usavano barattare le foto con altre immagini dello stesso tipo. Più immagini si cedevano, più crediti si accumulavano per poter risalire la lista d'attesa e scaricare successivamente nuove immagini. Per sceglierle era semplice: bastava entrare nella cartella, cliccare sul file col tasto destro del mouse e leggere il contenuto del video.
Su un file è scritto, ad esempio: '(Pthc) Babyj-Long Pedofilia Bimba di 5 Anni.mpg', chi era interessato procedeva al download. In base agli accertamenti della procura di Bari, gli scambi erano assai proficui, come dimostrano le centinaia di foto e filmati (registrati in Russia o in Oriente) sequestrati nel corso delle indagini nei computer degli indagati, tra cui ci sono molti uomini con figli. Uno di questi aveva messo un avviso sul suo notebook, proprio destinato a moglie e bambini: "Non toccare".

di Roberto Buonavoglia
11 gennaio 2010

mercoledì 16 dicembre 2009

Arrestati per violenze sessuali 7 minorenni Lecce, nel branco anche padre e figlio

Sette adolescenti, tra i 14 e i 16 anni, e il padre di uno di loro, sono stati arrestati nella notte dai carabinieri di Lecce per concorso in violenza sessuale nei confronti di un ragazzo di 14 anni. Gli aguzzini lo perseguitavano anche con sms e telefonate, o presentandosi direttamente a casa sua. Terrorizzato, il ragazzo non voleva più uscire di casa nè frequentare la scuola. Quando suo padre si è reso conto dei motivi del suo stato, ha subito sporto denuncia, e stanotte sono scattati gli otto arresti.
di Alessandra Bianco (repubblica)

In otto lo hanno stuprato per un anno. Nel branco anche un padre e un figlio. Lui che ha solo 14 anni ha subito questa violenza atroce senza dire nulla, chiuso nel suo silenzio di terrore. Un'anima spenta, ripiegata sul suo terribile segreto.

Un segreto che racconta di 8 insospettabili, di cui 6 minorenni, tutti studenti di età compresa tra i 14 e i 16 anni, che hanno abusato sessualmente di un ragazzino senza dargli tregua. Il luogo di questa storia allucinante è un paesino del Salento, di quelli in cui cammini per strada e tutti si conoscono, e dovresti sentirti sicuro. Tra gli aggressori un padre e un figlio, insieme violentavano il quattordicenne.

Il padre impartiva gli ordini, diceva al figlio cosa fare, regista indiscusso di una violenza inaudita in cui obbligava la vittima ad avere rapporti sessuali con suo figlio. E poi telefonate, messaggini, visite inattese a casa del ragazzo, per ricordargli quello che era già successo e quello che lo attendeva ancora. Al punto che Daniele, lo chiameremo così, non ha avuto più tregua.

Fino a quando il genitore del ragazzo si è accorto che qualcosa non andava, che Daniele non era più lui. Non usciva di casa, non voleva più andare a scuola, viveva in uno stato di angoscia profonda e si era chiuso in un mutismo senza spiragli. Le domande, tante, troppe hanno scavato la diga del silenzio. Alla fine Daniele ha ceduto, ha detto tutto, quella verità terribile di sevizie e soprusi ha battuto la paura e la vergogna. Suo padre si è rivolto al maresciallo dei carabinieri della locale stazione. Le indagini hanno confermato tutto.

Questa notte sono scattati gli arresti del Comando provinciale dei carabinieri di Lecce su ordine della Procura della Repubblica ordinaria e per i minorenni del capoluogo salentino, reato: concorso in violenza sessuale.

martedì 8 dicembre 2009

PUGLIA? ... ECCOMI!!!

Sembra i due anziani maestri, provenienti da un'altra regione, avessero dei precedenti per pedofilia-Violenza sessuale: abusi al doposcuola, indagati due maestri Sono accusati di pedofilia, denunce dei genitori 08 dicembre, 11:23

(ANSA) - LECCE, 8 DIC - Due maestri del doposcuola, un uomo e una donna, sono indagati per presunti abusi sessuali su minorenni, in un centro del Salento. Le indagini dei carabinieri di Maglie (Lecce) sono state avviate dopo una denuncia presentata da genitori dei bambini. Una decina di piccoli sono stati ritirati dal doposcuola e sono ora sottoposti a sedute con gli assistenti sociali e gli psicologi. L'accusa e' di pedofilia. I due avrebbero 'toccato' i bambini e, in alcuni casi, li avrebbero denudati.

GLI EPISODI SAREBBERO AVVENUTI IN UN COMUNE DELLA GRECÌA SALENTINA

Abusi al doposcuola, due anziani insegnanti finiti sotto inchiesta Una delle vittime avrebbe visto in tv un servizio su un pedofilo e avrebbe così confessato le violenze subite

Pedofilia, indagini su un doposcuola del Salento

LECCE — Per il momento l’inchiesta è ancora top se cret. L’informativa dei carabinieri è sul tavolo del pm Angela Rotondano che dovrà decidere se chiedere o meno provvedimenti cautelari. Il caso riguarda due anziani insegnanti che sarebbero accusati di aver commesso atti sessuali nei confronti dei loro piccoli allievi durante il dopo scuola. E la vicenda, secondo le indiscrezioni trapelate ne gli ambienti giudiziari ed investigativi, sarebbe emersa per puro caso. IL PEDOFILO IN TELEVISIONE - Una delle presunte vittime avrebbe visto in un telegiornale un servizio sull’arresto di un pedofilo e così avrebbe confessato alla sorellina che que gli stessi episodi accadrebbero nel dopo scuola con i due anziani insegnanti. I genitori, saputa la confessione del loro bambino, si sono immediatamente mobilitati ed hanno avvertito i carabinieri che hanno così avviato le indagi ni. I presunti episodi di pedofilia sarebbero avvenuti in un Comune della Grecìa Salentina e, ovvia mente fino alla conclusione delle indagini, sui protagonisti della vicenda c’è il massimo comprensibile riserbo. Secondo indiscrezioni trapelate negli ambienti investigativi e giudiziari salentini, i carabinieri - con il sostegno de gli psicologi - avrebbero anche sentito i bambini che sarebbero stati vittime dei presunti abusi sessuali. IL CASO DI PARABITA - Non è chiaro se i bambini abbiano o meno confermato le accuse contro i due anziani insegnanti. Se così fosse, il caso sarebbe simile a quello che avvenne tre anni fa a Para­bita. Una mamma uccise a coltellate l’insegnante del figlio letto e ferì gravemente il marito. Il motivo? La donna ritenne che l’uomo avrebbe abusato sessualmente del bambino durante le ore di lezione nel dopo scuola. L’uomo è sotto processo per abusi sessuali. Nella Grecìa Salentina c’è mol ta attesa per le decisioni della Procura della Repubblica di Lecce. I bambini, ovviamente, sono tenuti sotto la massi ma tutela familiare. Corriere della sera R. L. 08 dicembre 2009

lunedì 26 ottobre 2009

IL DEGRADO FAMILIARE CONTINUA A MIETERE VITTIME

PERUGIA (25 ottobre) - Una donna italiana di 40 anni è stata arrestata dalla squadra mobile di Perugia per avere favorito nella sua abitazione incontri a sfondo sessuale tra la figlia undicenne e alcuni suoi coetanei. Violenza sessuale il reato ipotizzato.

Incontri nella casa. Gli investigatori hanno accertato che gli incontri si svolgevano nella casa della donna, alla sua presenza. Dall'indagine è emerso che la donna, incensurata, aveva ospitato in casa anche una tredicenne che aveva rapporti sessuali, sempre in sua presenza, con un ragazzo di 17 anni, che è stato denunciato a piede libero.

Soldi e cellulari per convincere i minori. Secondo gli inquirenti la donna organizzava gli incontri per il desiderio di creare intorno alla figlia una cerchia di ammiratori, convinta che l'adolescente dovesse esserne gratificata. La polizia, utilizzando anche intercettazioni, ha accertato che la ragazza si opponeva agli incontri. La notte inoltre - è stato riferito - si svegliava in lacrime e in preda agli incubi. Per convincere i ragazzi a incontrare la figlia, la quarantenne - secondo la ricostruzione accusatoria - regalava loro soldi, ricariche telefoniche e un telefonino.

Sotto choc il paese del Trasimeno dove vivono la donna e l'undicenne. Nei bar e nei posti di ritrovo della città oggi si parla solo di questo. Alcuni hanno riferito di aver notato che a volte c'era stato un via-vai di giovani nell'abitazione della donna.

giovedì 30 luglio 2009

IL CARO GIOVANARDI!


di Roberta Lerici

Roma.Al terzo piano di Palazzo Chigi, nella stanza del sottosegretario con delega alla famiglia Carlo Giovanardi, alle 20.30 del 21 luglio si è tenuta una singolare riunione. Giovanardi, infatti, deve aver pensato che prima di andare in vacanza sarebbe stato opportuno ribadire per l'ennesima volta che lui ai bambini di Rignano non crede affatto, che i loro genitori sono dei poveri pazzi, e che i magistrati che da tre anni indagano sull'asilo Olga Rovere, andrebbero tenuti sotto stretta sorveglianza.

E allora, non c'è idea migliore che invitare qualche amico per mostrargli uno dei tre video che i primi genitori che hanno sporto denuncia, portarono ai carabinieri di Bracciano. Ovviamente in quei video deve esserci stato anche qualcosa di convincente, per far decidere agli inquirenti di aprire le indagini.Se fossero stati come li dipinge "Il Giornale ", l'indagine sarebbe stata archiviata subito, senza perdere tempo. Ma allora era il 2006, e i genitori non erano stati presi sul serio quando mesi prima si erano rivolti ai carabineiri di un'altro paese, ed ecco allora che, per essere creduti, tre di loro fecero un video amatoriale.

Ma i bambini coinvolti nel caso sono 22 ,in massima parte di età fra i 4 e i 6 anni, più altri 9 di età compresa fra i 9 e i 10 anni e che, per ora, sono considerati testimoni. Quei video, insomma, appartengono alla preistoria delle indagini e da allora ben 19 bambini hanno affrontato l'incidente probatorio, raccontando la loro verità, fin nei dettagli più crudi e terribili.
Ma di questo all'onorevole Giovanardi poco importa. La sua tesi è che la pedofilia nelle scuole non esista, che la pedofilia in generale sia un fenomeno più mediatico che reale , e che, quindi, bisogna difendere gli accusati.
E quali mosse ha in serbo Giovanardi? IL Giornale annuncia un appuntamento: "a settembre i parlamentari Mariella Bocciardo, Elena Centemero, Gabriella Carlucci e Giancarlo Mazzuca del Pdl, e Paola Binetti del Pd, andranno tutti a Rignano Flaminio a portare solidarietà alle maestre e a seguire il caso da vicino, per accertarsi che il procedimento si svolga su elementi concreti. Più di questi video."

Spero che Paola Binetti che ho conosciuto e mi ha espresso tutta la sua solidarietà per ciò che tutti noi stiamo vivendo a Rignano Flaminio, oltre a solidarizzare con le maestre, dedichi qualche minuto del suo tempo anche alle famiglie dei bambini coinvolti, visto che sono tuttora in cura, e nessuno sa se e quando torneranno ad essere dei bambini come tutti gli altri.

Chiudo dicendo che fare una cattiva informazione in tema di pedofilia, sostituirsi ai giudici, ed essere contemporaneamente un sottosegretario con delega alla famiglia, rende il ruolo istituzionale di Giovanardi davvero poco credibile. A "tremare", (cito sempre il Giornale) oggi non è certo l'inchiesta ma i bambini, i cui sonni sono tuttora interrotti dagli incubi.

NOTE: LE INDAGINI HANNO PORTATO ALLA RICHIESTA DI 4 RINVII A GIUDIZIO PER TRE MAESTRE E L'AUTORE TV GIANFRANCO SCANCARELLO. A QUESTE VA AGGIUNTA LA PROBABILE RICHIESTA DI RINVIO PER LA BIDELLA. SI ATTENDE CHE VENGA FISSATA LA DATA PER L'UDIENZA PRELIMINARE.

IN QUESTO ARTICOLO CI SONO I LINK ALLE PRECEDENTI DICHIARAZIONI DI GIOVANARDI, MA SONO VISIBILI SOLO SUL MIO SITO A QUESTO LINK:http://www.bambinicoraggiosi.com/?q=node/1424

autore roberta lerici-www.bambinicoraggiosi.com 23 luglio 2009

lunedì 25 maggio 2009

AD ERCHIE IN PROVINCIA DI BRINDISI

La vittima ha trovato il coraggio di denunciare il prete solo da maggiorenne

di VINCENZO SPARVIERO

ERCHIE - Quelle morbose attenzioni riservate al pastorello sono costate decisamente care ad un sacerdote di Nardò che «bazzicava» spesso in provincia di Brindisi, dove peraltro è molto conosciuto anche al di fuori dell’ambiente ecclesiastico. Il religioso è stato condannato a tre anni e mezzo di reclusione per avere in qualche modo abusato di un minorenne di Erchie. Inoltre, i giudici hanno deciso per l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni e per il divieto di avere contatti con i ragazzi, anche solo per le lezioni di catechismo.

Dal canto suo - E. S. F. G., di 62 anni - ha sempre rigettato le accuse. Non sono stati dello stesso avviso i giudici che hanno emesso la sentenza dopo un processo lungo e delicato che si è svolto a porte chiuse. Il sacerdote rispondeva di violenza sessuale su minore e atti osceni. Si era imbattuto in un pastorello che con il suo gregge si aggirava spesso nelle campagne intorno alla stazione ferroviaria di Erchie e - secondo le accuse - non gli avrebbe dato tregua fin dal primo incontro, datato addirittura 2001.
Un autentico tormento che dopo quasi tre anni aveva indotto il ragazzo a sporgere denuncia contro quell’uomo piuttosto maturo che lo tormentava, senza sapere che fosse addirittura un sacerdote.

La vicenda - come si diceva - ha inizio una mattina di luglio del 2001, quando la presunta vittima ha poco più di quindici anni. Il sacerdote si sarebbe presentato al cospetto del ragazzo chiedendogli - tra le altre cose - se fosse mai stato con una ragazza o se avesse avuto rapporti sessuali con uomini. E tra una domanda e l’altra gli avrebbe praticamente messo in mano alcune riviste pornografiche che teneva in auto cercando - secondo le accuse - di trascinarlo nella vettura. Il minorenne, però, si sarebbe sottratto alla presa e l’uomo avrebbe battuto in ritirata.

Sembrava finita lì. Invece era solo l’inizio di una persecuzione continua. Spesso, a quanto pare, l’uomo si sarebbe presentato dinanzi al giovane, e sempre con le medesime intenzioni. Una volta, addirittura, accompagnato da un giovane nero, con il quale si sarebbe intrattenuto in presenza del pastorello, che in quella circostanza sarebbe stato invitato a seguire i due nell’auto.

Quella costante «presenza» avrebbe indotto il pastore a chiedere il sostegno del padre e in un’occasione il genitore avrebbe inseguito invano il sacerdote, fino a perderne le tracce. Le «visite», a quel punto, si sarebbero diradate, fino alla morte del padre del ragazzo. Alla ripresa delle molestie - mai denunciate alle forze dell’ordine - un altro amico del pastore si sarebbe offerto di tendere una trappola per incastrare il sacerdote. Ma anche in questa circostanza, l’uomo sarebbe riuscito a sottrarsi riuscendo a fare perdere le sue tracce.

Con la maggiore età, e siamo alle ultime vicende, il pastore ha imboccato la strada della caserma dei carabinieri. A raccogliere la denuncia il maresciallo Roberto Borrello che, sulla base del numero di targa delle due «Seat» usate dallo sconosciuto, è risalito all’intestatario della vettura. Poi, c’è stato anche il riconoscimento fotografico. Infine, è spuntata la «professione» dell’uomo: sacerdote, all’epoca titolare di una parrocchia a Nardò e di una cattedra in una scuola media (nel frattempo è andato in pensione, ndr).
Sulla base di altre testimonianze e delle indagini condotte dalla stazione di Erchie, ma anche dal Nucleo operativo e radiomobile di Francavilla, il cerchio si è chiuso. E in tribunale i giudici hanno pronunciato la loro prima sentenza. Di condanna.

la gazzetta del mezzogiorno 24 maggio 2009

venerdì 27 marzo 2009

Quo usque tandem abutere, Catilina, patientia nostra!


Bolzano Condannato a risarcire la vittima che ricordò con la psicanalisi
I pm contro il ritorno del prete accusato sotto ipnosi di pedofilia
Dirà messa dopo la prescrizione. Tarfusser: vergognoso

I legali della curia e del religioso: "Non ci sarà alcun risarcimento , perché la prescrizione del reato è subentrata prima della sentenza d'appello."

BOLZANO — Tutto è rimasto come prima, compreso il ritratto nella navata laterale, Ponzio Pilato che si lava le mani con espressione meditabonda. Le voci che arrivano dall'oratorio, i rumeni in fila per il pasto serale. Viola e Roberta che finiscono di recitare la preghiera quotidiana per lui, «per il nostro don» e si buttano nel vento gelido che taglia Bolzano. Lo aspettano, certo che lo aspettano. Ancora qualche giorno e poi don Giorgio tornerà a dir messa ai suoi fedeli. La fede non permette incertezze, e quindi, davvero, nulla cambia. Nella chiesa del Corpus domini di via Gutenberg, zona Don Bosco, la seconda circoscrizione più popolata e popolare della città, non è mai aleggiato il dubbio. Innocente, sempre e comunque.

L'ultimo verdetto, quello che dovrebbe sigillare questa storia, è invece uno specchio nel quale ognuno può vedere l'immagine che più gli piace. La sentenza della Corte di Cassazione su don Giorgio Carli non chiude, ma piuttosto riapre. Il prete accusato di pedofilia per aver abusato di una adolescente dal 1989 al 1994 — assolto in primo grado «perché il fatto non sussiste», sette anni e mezzo di carcere in appello — è stato prosciolto per la sopraggiunta prescrizione del reato, ma al tempo stesso condannato al risarcimento delle parti lese, ovvero la sua presunta vittima, per 760mila euro. Tecnicamente innocente, ma anche colpevole, o viceversa.
La voce della Diocesi è risuonata forte. «A carico di don Giorgio non esiste più alcuna sentenza di condanna. Per parte nostra abbiamo sempre creduto nella sua innocenza. Per questo egli è sempre rimasto confermato nel suo incarico di parroco ed ora riprenderà in pieno il suo ministero sacerdotale». L'opinione della Procura e degli avvocati delle parti lese è decisamente diversa. L'esistenza del reato è stata riconosciuta, altrimenti non ci sarebbe stato bisogno di dichiararlo prescritto, e inoltre non si è mai visto un imputato innocente costretto a pagare un risarcimento alla sua presunta vittima.

Lo scontro raggiunge punte di acredine raramente viste nei rapporti tra chiesa e magistratura. «L'atteggiamento della curia bolzanina è semplicemente vergognoso ». Questo è solo l'esordio. Da un paio di settimane Cuno Tarfusser è diventato un giudice della Corte penale internazionale dell'Aja. Fino all'11 marzo era il capo della Procura di Bolzano. «La curia continua pervicacemente a propugnare la tesi dell'innocenza riconosciuta. Falso. Don Carli tornerà a dir messa? Una indecenza sotto il profilo etico».
La storia sembra fatta apposta per dividere. La mattina del 14 luglio 2003, Giorgio Carli è un giovane prete conosciuto e stimato a Bolzano. Cura una rubrica quotidiana sull'emittente
Radio Sacra Famiglia, è un formidabile organizzatore di spettacoli e attività giovanili. Al pomeriggio, i carabinieri lo vengono a prendere in sacrestia. Da poco era stato destinato ad una nuova parrocchia, dove avrebbe dovuto occuparsi e convivere con bambini tra i 9 e 12 anni. Ad accusarlo è una sua giovane parrocchiana, ma le modalità sono particolari, uniche nella giurisprudenza italiana.
I fatti denunciati dalla ragazza risalgono a 14 anni prima. Sono riemersi dalla sua memoria dopo un lungo trattamento di psicanalisi, 350 sedute di un metodo chiamato «distensione meditativa » e che ha molti punti in comune con l'ipnosi. Dapprima è l'interpretazione di un sogno, nel quale la ragazza viene violentata da un gruppo di marocchini in un bar che si chiama San Giorgio, nome che simboleggia una crasi della realtà presunta, che indirizza le indagini. Le violenze reali e denunciate sarebbero infatti avvenute in un oratorio chiamato San Pio X, e perpetrate da don Giorgio. In seguito emergono anche dettagli, circostanze, testimoni, reali e non onirici.

La sentenza di primo grado si concentra sulla validità della testimonianza della vittima, e la giudica «inattendibile». Nell'aprile del 2008 l'appello ribalta tutto, considerando la teste «lucida, lineare, coerente», stronca la teoria dei «falsi ricordi» contenuta nelle motivazioni dell'assoluzione, pone l'accento sulle altre «prove certe risultanti dagli atti». Don Carli non viene sospeso, come accaduto in altre diocesi. È lui a scegliere il ritiro spirituale in una valle del Trentino. La Curia gli aveva chiesto di rimanere al suo posto, tra i fedeli. Il vescovo di Bolzano Wilhelm Egger, scomparso lo scorso agosto, lo ha sempre difeso affermando di aver svolto una «accurata indagine interna».
Tarfusser ci dà dentro, la vicenda ha lasciato strascichi evidenti. «Mai vista, mai prodotta al processo, l'indagine interna. La Curia deve rispettare la legge dello Stato, invece gioca a confondere le idee dei cittadini». La posta in gioco non è solo di carattere morale. I legali di parte civile hanno presentato la richiesta di risarcimento alla curia. «La sentenza di condanna è definitiva — spiega l'avvocato Arnaldo Loner - . Ma don Carli non è in grado di pagare. Essendo legato alla curia in maniera organica, sarà questo ente a versare la cifra stabilita dalla Cassazione ». Non ci sarà alcun risarcimento, ribattono i legali della curia e del religioso, perché la prescrizione del reato è subentrata prima della sentenza d'appello.

«Diciamoci la verità. La sentenza della Cassazione è stata davvero pilatesca». Flavio Moccia è uno dei difensori del religioso. «Su una vicenda che necessitava più di ogni altra di una parola chiara, è stato operato un compromesso. A mio giudizio, è stato fatto per salvare la procura». Don Carli, vestito in abiti civili, è appena uscito dallo studio affacciato su piazza della Vittoria. Ai suoi avvocati, in questi giorni, ha detto che non tutte le vie della nostra vita sanno di incenso.

Marco Imarisio
Corriere della Sera 26 marzo 2009

mercoledì 1 ottobre 2008

Pedofilia: internet; Spagna, 121 arresti in maxi-operazione

MADRID - La polizia spagnola ha annunciato l'arresto di 121 persone e 210 perquisizioni in una maxi-operazione, la più grande mai compiuta in Spagna, contro la pedo-pornografia su internet. Fra l'ingente quantità di materiale sequestrato, fa sapere la polizia, molti filmati e foto mostravano "abusi di estrema durezza su minori". Oltre ai 121 arresti, altre 96 persone sono state denunciate per "detenzione e distribuzione di materiale a carattere pedofilo su internet", dice la polizia in un comunicato. Gli agenti che hanno partecipato all'operazione sono 800. La polizia spagnola fa sapere di aver agito in collaborazione con quella brasiliana, permettendo anche di localizzare una "rete di scambio di archivi" con "importanti collegamentì in 75 Paesi. Nell'operazione sono inoltre stati sequestrati "milioni di archivi di video e foto, alcune dei quali mostrano abusi di estrema durezza su minori", oltre a 347 hard disc, decine di computer portatili e migliaia di cd e dvd. Sono inoltre stati identificati circa 250 siti web che distribuivano questo materiale.