lunedì 17 maggio 2010

IL MOVIMENTO PER L'INFANZIA IN SUPPORTO AI PARENTI DELLA GIOVANE MAMMA DECEDUTA NEL DICEMBRE SCORSO

"Appresa la mobilitazione da parte dei parenti di Cosimina De Tommanso per conoscere la verità circa le reali motivazioni che portarono alla morte della sfortunata mamma, il Movimento per l'Infanzia della Regione Puglia, intendendo tutelare i diritti della piccolissima figlia, ha aderito completamente all'iniziativa posta in essere mettendo a disposizione completamente la strutta organizzativa, i legali e gli esperti".

Roberto Schifone
responsabile regionale del movimento per l'infanzia

ARTICOLO GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO 14 MAGGIO 2010

I genitori di Cosimina De Tommaso - Salvatore ed Elisa De Michele-Calò - temono che la loro figlia non sia morta per cause naturali, così come «refertato» ed ipotizzano qualcosa di più che non possono accertare sicuramente se non con un’autopsia mai eseguita sul cadavere di questa povera ragazza morta ad appena ventiquattro anni nella sua abitazione di Palagiano, dove viveva con il marito e la figlioletta nata pochi mesi prima.

I due genitori si sono affidati ad un legale presentando una dettagliata denuncia alla caserma dei carabinieri di Palagiano con la quale chiedono «l’im - mediata riesumazione della salma affinche possa essere sottoposta ad esame autoptico onde risalire alla causa del decesso ed alla verità dei fatti».

Hanno anche annunciato l’eventuale costituzione di par te civile attraverso l’avvocato Assuntina Bruno.

La legale ha presentato in caserma il certificato di morte della giovane donna, morta il 9 novembre scorso, rilasciato dall’Asl.

«Precisiamo - scrivono i genitori nella denuncia - che abbiamo saputo della morte di nostra figlia almeno tre ore dopo il decesso e abbiamo presentato denuncia perché assillati da tanti dubbi. Cosimina non soffriva di alcuna patologia particolare e prova ne sia la cartella clinica dell’ospedale di Francavilla dove sedici mesi prima di morire ha partorito con un cesario la nostra nipotina». Allo stato non vi è alcun elemento che confermi i loro sospetti, ed è per questo che viene chiesta un’inda gine.-«Nostra figlia - scrivono ancora i genitori - veniva percossa dal marito, tanto ci è stato riferito dai vicini di casa e abbiamo constatato anche noi quando si trovavano ad Oria. Negli ultimissimi giorni di vita, Cosimina durante alcuni colloqui telefonici ci aveva informati che da tre giorni aveva emorragie e ci prometteva che si sarebbe sottoposta a cure e controlli ma non lo ha mai fatto e non appena rincasava il marito interrompeva immediatamente la telefonata».

«Noi ci chiediamo - scrivono nell’esposto i genitori - come mai il marito non l’ha portata in ospedale o da un medico? La notte in cui è morta quando siamo arrivati a Palagiano era già vestita e sistemata nella bara e non ci hanno permesso neanche di abbracciarla. Nostra figlia era irriconoscibile, faceva impressione, era gonfia ed aveva la fronte annerita. Abbiamo chiesto cosa fosse successo e il marito ci ha risposto che al momento del decesso nostra figlia era in bagno, poi è stato detto che era in un lago di sangue vicino alla culla della bimba. Ci ha riferito che era intervenuto il 118 che aveva constatato un infarto, ma nostra figlia non ha mai sofferto di problemi cardiaci e godeva di ottima salute».

Insomma, questi due disperati genitori - insieme con le sorelle di Cosimina - chiedono la verità.

Non è escluso che del caso si occupi anche l’associazione che tutela i diritti dell’inf anzia, che ha già garantito assistenza legale alla famiglia che non naviga certo nell’oro.

Alcuni amici di famiglia e della stessa Cosimina, sono da tempo impegnati in una raccolta di fondi per cercare di aiutare questa famiglia in forte difficoltà che spera di conoscere come siano effettivamente andate le cose in quella casa di Palagiano per questa giovanissima mamma di Oria morta a soli ventiquattro anni «per cause naturali» secondo il referto medico stilato senza quelli che - secondo i genitori - dovevano essere gli accertamenti necessari per escludere altre, angoscianti, ipotesi.

In alcuni bar di Oria si trova addirittura un contenitore per raccolta di soldi a favore di questo caso che ha destato commozione nella comunità oritana che conosceva bene Cosimina che si era trasferita da tempo nel paese del Tarantino di cui è originario il marito.

venerdì 7 maggio 2010

BRINDISI: pedofilia on-line, perquisizioni in 17 città

BRINDISI | La polizia postale, su disposizione della Procura di Catania, ha eseguito perquisizioni in 17 città. L'inchiesta riguarda la divulgazione di materiale pedo-pornografico su Internet. Brindisi è tra le varie città in cui sono state operate le perquisizioni domiciliari. I video sarebbero stati girati in Italia; accertamenti sono in corso per risalire ai luoghi della produzione dei filmati per identificare le vittime. 18 le persone indagate. Tra le città coinvolte: Alessandria, Ancona, Bologna, Brescia, Brindisi, Cremona, Cuneo, Lecco, Macerata, Milano, Napoli, L'Aquila, Reggio di Calabria, Crotone, Rimini, Udine e Vercelli.

NAPOLITANO: "LA TUTELA DELL'INFANZIA E' UN IMPERATIVO ETICO

"La salvaguardia dell'infanzia costituisce un principio Assoluto non solo nel sistema giuridico, ma anche nella sensibilità comune che respinge gli esecrabili episodi che violano e ledono l'età dell'innocenza, così come ogni forma di indifferenza e di rimozione di fronte a condizioni estreme di povertà e di malnutrizione che provocano ai minori sofferenze intollerabili e danni alla salute spesso irreversibili". "Purtroppo - prosegue il capo dello Stato -, si deve constatare che appare ancora lontana la piena osservanza di questi principi che hanno faticosamente superato, grazie all'apporto di più moderni indirizzi pedagogici, antichi modelli di organizzazione sociale insensibili alle peculiari esigenze dei bambini".

martedì 20 aprile 2010

INCHIESTA CHOC: VENDE AI PEDOFILI I FIGLIOLETTI

Scritto da Gianfranco Lattante
Martedì 20 Aprile 2010 13:32
Questa è una storia di orchi. Non quelli delle favole, ma quelli che abitano nella casa della porta accanto. Quelli che i bambini non li mangiano, ma li violentano. La storia è scritta nelle pagine di un'inchiesta della Procura. Una storia che – arriva da un paese del magliese e che se dovesse essere confermata – racconta di una mamma che si sarebbe prostituita sotto gli occhi dei figli (lei di 8 anni, e lui di 6) e che li avrebbe costretti subire rapporti sessuali con i suoi stessi clienti. La donna (è questa l'ipotesi sulla quale indaga il sostituto procuratore Maria Cristina Rizzo) avrebbe portato i figli nelle abitazioni degli uomini, uno di 51 anni, e un altro di 19 anni, coinvolgendoli nelle sue prestazioni sessuali. I reati ipotizzati non è soltanto la pedofilia. Nei confronti della madre snaturata c'è anche l'ipotesi di maltrattamenti perché picchiava la bambina, rinchiudendola a chiave in una stanza. Ora l'indagine è giunta in una fase cruciale. E il magistrato ha chiesto un incidente probatorio per raccogliere le dichiarazioni dei due bambini che già sono stati sentiti dal giudice minorile e sono ospiti di una comunità protetta. E tanto anche al fine di accertare, con una perizia psicologico-psichiatrica, l'attendibilità e la capacità dei due bambini. Per loro è stato nominato quale curatore speciale l'avvocato Tiziana Petrachi. I tre indagati, la mamma e i due suoi clienti, sono difesi dagli avvocati Rita Perchiazzi, Umberto Leo, Mario Fazzini.